Alfonso Sderci
Origine del nome: Silvio Pieri fa derivare la prima parte del toponimo (Monteluco)
da nomi latini relativi a condizioni del suolo “Montem- Lùcum.” di
Gaiole. Informa di aver trovato citazioni storiche, di cui una (anno1087) a
pag.43 del Regestum Senese e l’altra (1083) a pag. 60 del Bullettino
Senese. Può darsi che l’ultimo si riferisca al Monteluco della
Berardenga, poiché il Bullettino contiene il Cartulario della Berardenga.
La seconda parte del toponimo (Lecchi) relativa al borgo deriva,secondo il
Pieri, dalla parola latina Ilicem (leccio). Probabilmente nelle vicinanze c’era
un leccio gigante come quello di Lucignano,reso celebre dal film di Bartolucci “ Io
ballo da sola”.
Notizie Storiche: Il Repetti ed altri autori considerano, come prima citazione storica, l’atto di donazione del 998 da parte di Ugo,Marchese di Toscana alla Badia di Marturi(Poggibonsi), ove insieme ad Ama si parla di “mansi a Luco”. Sicuramente il primo insediamento nasce alle pendici del monte ad opera degli etruschi del III° sec. a.C., come le vicine Ama ed Adine. Poi nel I° sec.d.C. arrivano i romani che se ne appropriano. Forse ampliano l’insediamento stesso dividendolo in due villaggi di cui uno sul monte che chiamarono Lucum e l’altro a valle che chiamarono Ilicem (ne fa testimonianza Pievasciata che i romani chiamavano Iglandis–noce) di proprietà del marchese di Toscana, ma altri appezzamenti di terra dovevano appartenere ai Mezzolombardi di Tornano e ai Cacchianesi (di cui Diotisalvi). E quando, dopo il mille, avvenne l’incastellamento di tutto il Chianti, anche in quella zona fu edificato un castello in cima al monte. Anzi due perché il torrione(forse una casa-torre) è troppo distanziato dal castello con cinta muraria in vetta al monte, per essere il cassero di questo. Le due fortezze dovevano esser state costruite dai Cacchianesi e dai Mezzolombardi come ci conferma l’atto del 4/10/1229 con il quale Giovanni di Boccaccia, Podestà di Firenze, ne prende possesso, promettendo di restituire “le torri di Monteluco” ai consorti di Guarnellotto da Tornano e Diotisalvi da Cacchiano, non appena terminata la guerra fra Siena e Firenze.
Ho parlato di questo atto per dimostrazione,saltando date precedenti che espongo. Nell’anno 1167, Guarnellotto di Tornano viene spodestato dei suoi castelli di Tornano e di Campi ma anche di parte dei castelli di Monteluco e di Ama (e chi sa quant’altro) dall’Imperatore Enrico VI° che ne conferma il diritto a Ranieri di Berlingeri da Ricasoli. Ma Guarnellotto è protetto da Siena e resiste all’esproprio, per poi accettare di restarvi (1087) come vassallo del potentissimo Ranieri di Berlingeri. La parte residua dei beni di Ugo di Toscana a Monteluco era finita al Monastero di Coltibuono e Ranieri la riacquista con atto rogato a Siena-p.za S.Cristofano- in data 8/12/1182, intestandola a Drudolo, figlio di Ruggiero da Cacchiano.
Evidentemente i da Cacchiano erano parenti stretti dei Ricasoli Firidolfi e faceva parte della loro Consorteria. E’ dello stesso parere il Repetti il quale dice che con il citato atto Monteluco di Lecchio diventa signoria della magnatizia famiglia dei Ricasoli.
Il 6/1/1191 a Siena, nella casa dei figli di Malavolte, Ruggiero di Sasso assegnò a donna Ravenna, di lui figlia e sposa di Diotisalvi di Drudolo,la terza parte della torre di Monte-Luco a Lecchio, con le terre poste intorno a detta torre.
Fra il 1197 ed il 1200 in Germania avvengono lotte fra i pretendenti al trono di Imperatore del Sacro Romano Impero (Istituito da Carlo Magno) e pertanto si rallenta il controllo su sui Comuni italiani. Questi ne approfittano per far “abbassare la cresta ai Nobili”, non più protetti dall’Imperatore.Quasi tutti, ad eccezione degli Alberti e degli Squarcialupi, rinunciano al loro potere sul territorio e si mettono d’accordo con le città. La Consorteria dei Ricasoli Firidolfi, tenta di resistere, ma dopo la distruzione del loro maniero di Montegrossoli cedono “ob torto collo”. Nell’accordo con Firenze, si “fanno di popolo” diventando cittadini fiorentini ma mantengono le proprietà terriere nonché i castelli interni di scarsa importanza, esentasse. I castelli di confine vengono requisiti quali caposaldi nella lotta contro Siena, ma i Ricasoli Firidolfi vi vengono lasciati quali condottieri, non volendo Firenze rinunciare alla “capacità guerriera” di questa stirpe.
Ciò,ad eccezione di Montegrossi che nel 1198 viene venduto a Firenze (Con Grande sollievo dei Monaci di Coltibuono) e Tornano ove Guarnellotto ed i suoi figli Chianti e Mattafelloni ,con l’aiuto dei Senesi ne sono ritornati padroni, creando un “cuneo nemico” nel Chianti Fiorentino.
Nel 1203, dopo vari inutili tentativi di conquistare Tornano, i Fiorentini decidono di rinforzare le fortificazioni di Monteluco di Lecchi e di Campi, facendone la “base” principale delle loro truppe per la guerra contro Siena come, ancora, non era diventato Brolio.
Nel 1229 Documento sopra riportato circa la promessa fiorentina a rendere a Drudolo e Guarnellotto le torri di Monteluco di Lecchi, alla fine della guerra con Siena.
Il 28/3/1240, vendita fatta aSiena a favore di Drudolo di Diotisalvi da Cacchiano, di una casa con orto e tre pezzi di terra posti a Monte Luco a Lecchio. I confini del terreno, come li descrive il Repetti sono fossato del Ricavo e quello del Massellane, fin dove si estendeva la strada che guida per il Monte Luco a Lecchio alla Pieve di S.Polo. Non dice del venditore ma, considerata la superfice ceduta, doveva essere la proprietà di Guarnellotto che nel 1208, era stato costretto da senesi, finalmente, ad abbandonare l’avito Castello di Tornano e farsi cittadino senese.
Il 31/12/1245, diversi nobili Da Ricasoli consorti e condomini, elessero il suddetto Drudolo,castellano della torre di Monteluco a Lecchi.
In un istrumento del 2°/7/1287, Salvi, giudice, figlio di Drudolo da Monteluco a Lecchio, fondò una elemosina perpetua di 6 lire annue a favore dei poveri vergognosi delle parrocchie fiorentine di S.Lucia Oltrarno (ove si era sposato) e di S.Niccolò (ove era domiciliato). Inoltre assegnò una rendita di 30 soldi l’anno alle chiese di S.Martino a Monteluco a Lecchio ed a quelle di S.Lorenzo a Ama e S.Marcellino in Chianti.
Nel 1251 e successivamente nel 1302, i Castelli fiorentini di Monteluco di Lecchi e di Tornano, vennero attaccati da scorrerie dei senesi, respingendoli. Danni maggiori li subì durante la terza invasione Aragonese
Il 29/4/1289 si stipula nel castello,una permuta di beni a Monteluco di Lecchio, fra Drudolo di Diotisalvi e Ranieri da Ricasoli.
Il 15/12/1299 con un istrumento rogato a Firenze, popolo di S.Niccolò, Ciampolo di Messer Salvi di Drudolo da Monteluco di Lecchio, confermò per 29 anni, il fitto di suo podere che possedeva nel popolo di S.Lorenzo ad Ama.
Il 3/2/1303,in uno istrumento trovato dal Repetti nelle pergamente dei Vallombrosani, viene nominato un curatore nell’interesse di Volto e Cione, figli minori di Ciampolo di Mess. Salvi da Monteluco di Lecchio, poiché il suddetto Ciampolo si era fatto frate con il nome di “fra Domenico” nel Convento dei Domenicani di Siena. Si apprende dal Repetti che un “certo Ciampolo” che si fece frate domenicano, nel Convento Domenicano di Siena, nell’anno 1298 assegnò ai Domenicani un suo podere che possedeva a Dievole. Questa famiglia dei Diotisalvi da Cacchiano, Signori del castello di Monteluco di Lecchi, nonché di quello Ama e della Villa di Adine erano davvero potenti se avevano proprietà anche nel territorio nemico di Siena.
La mia suddetta considerazione, è confermata da un atto rogito nell’anno 1314 (23 apr.), nel quale i due fratelli Volto e Cione, essendo morto fra Domenico, l secolo Mess. Ciampolo loro padre, assegnarono un podere e terre vitate posti nel Popolo di S.Martino a Cecione, in dote alla loro sorella Donna Cogna, promessa sposa di Tegghia figlio di Zono del fu Gentile dei Buondelmonti di Firenze.
Il 2 Sett.1331 in una scrittura registrata nel popolo di S. Michele di Monte Luco a Lecchio, compare Giovanni del fu Cione di Ciampolo di Salvi in qualità di solvente per il defunto suo padre che paga lire 3000 nelle mani di di Cino Nelli del popolo di S.Simone a Firenze che ricevette per conto di Persio di “nientemeno che” Ser Brunetto Latini, del popolo di Santa Maria Maggiore di Firenze.
Nel censimento del 1427 il popolo di Monteluco a Lecchi era composto da 66 persone raccolte in 15 “fuochi” o nuclei familiari.
A Lecchi c’erano due Chiese delle quali, la più vecchia era la Canonica di S.Martini de Lecchio, che appare nelle Decime della fine del 1200. L’altra era S.Michele a Monteluco che la Carta Archeologica Provinciale, considera scomparsa. Io esprimo i miei dubbi, risultandomi che ancora oggi a Lecchi ci sono due Chiese, delle quali una sconsacrata.
Comunque nel 1833 c’era ancora come cita il Repetti nel censimento di quell’anno: La parrocchia di S.Martino a Lecchio, o Lecchi, con l’annesso di S.Michele, nel 1833 contava 317 abit. (nel 1551-ab.155---nel1745- ab.254).
Mentre in quello del 1936 (ab.565) non si parla di Parrocchie. Voglio finire con una battuta! Come ci dice il De Simonis nel 5° quaderno del Centro Studi, già dal medioevo i paesi vicini si sfottevano dandosi dei soprannomi canzonatori che gli studiosi chiamano Blasoni Popolari. Fra Lecchi ed Ama non c’era buon sangue ed i Lecchesi chiamavano Ama Albania ed i suoi abitanti Topi, mentre Ama dileggiava Lecchi chiamandola Parigi, ed i suoi abitanti Gatti. Quelli di San Sano erano poco considerati, poiché li chiamavano con un epiteto offensivo che non voglio ripetere.
Autori Consultati: Antonio Casabianca-Silvio Pieri-Emanuele Repetti-
Carta Archeolog.Prov. Siena-Cannarosano/Passeri
Raymond Flower
ALFONSO SDERCI
Ricerca storica n. 9
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Castellina in Chianti,
Gaiole in Chianti e
Radda in Chianti.
Ultimo cambiamento: 24. 04. 2008