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Alfonso Sderci
Origine del nome: Secondo Silvio Pieri, il toponimo Tornano è classificato fra i nomi locali derivanti per “no” o “nano” da nomi etruschi di persona . In questo caso la base è Tursna che venne latinizzato in Turnus (eroe Virgiliano ) e poi Turnanu. Anche il secondo nome Bonano che sostituisce Tornano in alcune carte fiorentine del 1500 è un toponimo con base etrusca Pinei, latinizzato in Benius e di qui Benanu.
Riflettendo sui suddetti toponimi nasce un dilemma. L’insediamento nasce nel 300 a. C ad opera degli etruschi Tursna e Pinei oppure nel 100 d. C. dai romani Turnus e Benius?
A favore della tesi etrusca, c’è il vicino insediamento di Rufena derivante dall’etrusco Ruveni (latinizzato in Rufinus ), nonché il primato degli etruschi nell’insediamento in terreni coltivabili di collina, lungo la valle del Clante (da Clanis). E’ vicino anche Tarci (Etrusco Tarxi).
A favore della tesi romana, ci sono i vicini insediamenti romani di Cacchiano dal latino Catulus nonchè della villa e tempio romani della famiglia dei Flavi di San Marcellino in Avane (anche se Avane è un toponimo etrusco). C’è anche Buriano (da Burrius), di là dal fiume Clante.
Però, fino a qui, nell’intento di far chiarezza, ho paura di aver fatto più confusione di prima.
Ma il fatto che per me “taglia la testa al toro” a favore dell’origine Romana di Tornano è che, nella Carta Archeologica Provinciale, il Valenti ha trovato, nella strada da Poggio del Duca a Tornano, i resti di una necropoli romana di tombe alla cappuccina, e nessun ritrovamento archeologico etrusco.
Notizie storiche: La prima citazione, (Repetti), anche se indiretta, della “curtem” di Tornano si ha nel Luglio del 790, il diciassettesimo del Regno di Carlomagno in Italia , quando i tre fratelli longobardi Atroald, Adonald e Adopald donarono al monastero di S. Bartolomeo a Ripoli (Fi), fondato dal loro bisavolo Adonald e dove era badessa la loro zia materna, una “curte in Clanti cum integro salingo atque casas et portiones quas ad ipsam curtem, pertinent” Nel proseguo dell’atto figura anche (Casabianca ) “ . . res illa salinga in loco Campi.” Questo è un atto o “istrumento” importantissimo rappresentando la prima citazione storica del toponimo Chianti e riguarda anche, come si vedrà in seguito, il castello di Tornano. E’ riportato per la prima volta dal Repetti, il quale (seguito dal Casabianca) però sconfessa la connessione fra Clanti e Chianti, facendo “casino” sulla parola “Salingo”, che traduce in saliceto. Dice infatti che l’atto non può parlare di curtem in Chianti poiché nel Chianti i salici non ci sono (il che poi, non è vero). I due storici considerano quindi il termine Clanti come un errore dell’ amanuense che voleva dire “Campi”, come l’atto riporta in seguito. Ma, non avendo consultato la lingua longobarda, commettono un errore marchiano. Infatti ”salingo“ deriva dal termine longobardo “sala”, che è la casa del padrone e quindi “cum integro salingo” significa l’intera parte padronale (Boglione). Obbiettano anche che nell’atto non ci sono riferimenti a luoghi conosciuti del Chianti ed a sconfessarlo ci pensa Renato Stopani. Questi, infatti, nella prefazione del Quaderno del Centro di Studi Chiantigiani Clante, nel quale io ho curato la raccolta dei Toponimi dei Boschi gaiolesi (2001), cita un atto riportato dal Repetti (vol . I°-pag . 24 ) relativo alla Badia a Ripoli, ove i monaci Vallombrosani avevano sostituito le monache. Nell’istrumento, infatti si parla che il 10 giug. 1092, l’abate Bernardo, concesse a livello ad Epone, abate di Montescalari i suoi possedimenti a Tornano ridotti a povera cosa. Pertanto, la curtem in Clanti dell’atto del 790, è nientemeno che Tornano. Una citazione importantissima, poiché è la più antica riferita ad una “curtem chiantigiana,” dal nome fascinoso di Tornano in Clanti. Più vecchie sono solo quelle di due Pievi:- S . Marcellino in Avane del 654 e San Vincenti di Alta Serra del 715.
Le obbiezioni al Repetti e Casabianca, che ignoravano la lingua longobarda, non le ho fatte io ma valenti “storici” successivi quali Alessandro Boglione-Raymond Flower ed Il Centro studi Storici chiantigiani.
Però io, “apprendista stregone” nella ricerca storica, in riferimento a quanto sopra, vorrei esporre una una mia ipotesi, molto ponderata, ma che di per se stessa è esplosiva: Attestata la rettifica successiva alle interpretazioni del Repetti, occorre ricordare che sia Tornano che il vicino Campi erano due castelli di proprietà di Guarnellotto di Tornano, che gli servivano per sorvegliare la strada e taglieggiare chi ci passava. Quindi i 3 fratelli Longobardi donarono alla Badia a Ripoli una curtem in Clanti ed una in loco Campi. Non erano due località imprecisate difficili da individuare, ma due luoghi precisi nell’antica Valle del Chianti. E ricordando che vari parenti di Guarnellotto si chiamavano Chianti poiché era d’uso dei Firidolfi di assumere il nome del luogo abitato, allora e possibile che anticamente Tornano si chiamasse CHIANTI!!!!!
Il Repetti ci fa conoscere un’altra notizia importante per Tornano: la prima famiglia nobile attestata a Tornano, non era un Mezzolombardo, bensì un Firidolfi. Infatti in un atto di donazione alla Badia di Coltibuono del Sett. 1.116, Tebaldo del fu Ridolfo (Fi-Ridolfi) di Tornano e la sua consorte Porpora, regalarono parte della loro corte all’Incisa con le chiese di S. Stefano, S. Margherita e S. Maria presso la Sieve e con mansi e sorti, dominicati, vigne e boschi annessi. Il Repetti ignora se fossero della consorteria dei Ricasoli Firidolfi, ma che fossero Firidolfi non c’è dubbio. Lo accertano l’ascendenza di Tebaldo (Fu -Ridolfo) e la donazione di ingenti beni al Monastero “di famiglia” sul quale i Firidolfi avevano il cosi detto “patronato” . Inoltre, come ci informa la Carta Archeologica Provinciale, nel Libro Regesto di Coltibuono del Pagliai (che purtroppo non posseggo), nel Regesto ci son ben 11 contratti fra i Signori di Tornano ed il Monastero, riguardanti donazioni, permute ecc .
La storia di Tornano riserva molti dubbi e molte sorprese. Se nel 1116 erano Firidolfi, come facevano nel 1167 (dopo appena 50 anni) a chiamarsi Mazzalombardi, sconosciuti Signori “lambardi” di provenienza senese?
La mia modesta ipotesi, che contrasta con autorevoli storici, è che Mazzalombardi non sia una casata ma un nome di persona ricorrente. Infatti il Flower ed il Casabianca dicono che Guarnellotto era “figlio” di Mazzalombardi e che inoltre aveva due fratelli, dei quali uno si chiamava Chianti e l’altro Mattafelloni che quidi era un “ammazza vigliacchi “come il padre era un “ammazza Longobardi”). Un nome personale, quindi e non un cognome.
I Firidolfi, negli atti ufficiali non usavano mai il cognome (che definiva solo la consorteria) e si chiamavano con nomi strani come Pigliacitti, Arapoco, Malabarba, Vertinelli, Citto, Cittone e quindi anche, perché no, Guarnellotto, Chianti, Mazzalombardi e Mattafelloni .
Pertanto i Signori di Tornano non erano dei “Lombardi minori,” come li definisce il Flower, ma un importante ramo dei Firidolfi (forse quello dei Malaprese, signori di Panzano e Monteficalle). Ed erano potenti poiché possedevano, insieme ad un’altra famiglia locale che lo stesso Repetti scambia spesso con i Ricasoli, cioè i Diotisalvi da Cacchiano, il Castello di Monteluco a Lecchi, il castello di Ama, la Villa di Adine, il Castello di Cacchiano e parti del Comunello di Brolio, incastellato solo dopo l’arrivo dei Ricasoli Berlingeri. Avevano inoltre la proprietà piena dei castelli di Campi e Tornano ed una casa a Siena in via dei Gazzani .
Dopo queste dissertazioni, ritorniamo alle notizie storiche:
Il 23 gen. 1167, l’Imperatore Federico “Barbarossa”, con un decreto custodito nell’archivio di Brolio, spossessa Warnellottus da Tornano dei propri diritti sui castelli di Tornano e Campi “pro gravibus maleficii que contra nostram Coronam commisit” (gli aveva catturato un messo) concedendoli al suo generale, Ranieri di Berelingero. Il Casabianca afferma che, benché l’atto non lo contenga, nel passaggio di proprietà c’erano anche Brolio e Cacchiano. La ragione della mancata iscrizione dei due suddetti castelli nell’atto è forse data dal fatto sopra accennato e cioè che il possesso di Guarnellotto a Cacchiano e Brolio era parziale.
Ma la suddetta traslazione era solo nominale poiché Guarnellotto continuò a gestire i suoi possessi da padrone. E Ranieri non forzò l’acqisizione dei suoi diritti, poiché era un suo parente, un Firidolfi come lui. Probabilmente si trovarono d’accordo, contentandosi Ranieri del castello di Campi e delle comproprietà di Brolio e Cacchiano e lasciando Tornano a Guarnellotto.
Ed infatti nell’incontro fra Siena e Firenze alla Pieve di S . Marcellino in Avane per la consegna a Firenze del Chianti meridionale (dalla Burna a Castagnoli) il 11 dic . 1176, Guarnellotto di Tornano, era presente come Signore locale, testimone del passaggio del suo castello al territorio fiorentino. Ma Tornano restò senese, sia per malafede di quest’ultimi che per volontà di Guarnellotto. Ed infatti i fiorentini che volevano togliere a Siena un caposaldo incuneato nel nuovo territorio chiantigiano nel 1201 assediarono Tornano senza però riuscire a conquistarlo. Sospettando l’aiuto dei senesi a Guarnellotto, i fiorentini, negli incontri di pace con i senesi del 1203 a Poggibonsi e nel 1208 a Fonterutoli, chiesero espressamente a questi ultimi che “se non potevano consegnare il Castello, almeno non aiutassero Guarnellotto a difenderlo“.
Guarnellotto, nome che si ripete negli anni ma che non poteva essere la stessa persona, dato che a quei tempi la vita era corta, riuscì a barcamenarsi fra Siena e Firenze senza perdere la sua libertà per altri 16 anni, finchè nel 1217 fece una mossa politica: “cambiò bandiera”. Consigliato certamente dai suoi parenti, i Firidolfi di Montegrossi che lo avevano fatto nel 1198 ed i Firidolfi Berlingeri di Rio Casole che stavano per farlo per Brolio, fortificato dopo averlo ottenuto da Guarnellotto, il 4 Ott. 1217, vendette al Vescovo di Firenze il Castello e tutti i suoi possessi di Tornano. Trascorsi appena otto giorni, il 12 ott. 1217 il Vescovo di Firenze con apposito atto, concesse a Guarnellotto ed i suoi parenti, i beni venduti a titolo di enfiteusi, previo giuramento di fedeltà a lui Vescovo e per esso alla città di Firenze, che considerava come proprio il territorio delle Diocesi di Fiesole e Firenze.
Insieme a Diotisalvi da Cacchiano, concesse ai Fiorentini l’uso del Castello di Monteluco a Lecchio. Ciò, forse “sulla parola”, tanto è vero che il 4 Ott. 1229 con atto stipulato presso il Comune di Firenze, il Podestà Giovanni di Boccaccio fece promessa a Guarnellotto e Diotisalvi di restituire ad essi ed ai loro parenti, le torri di Monteluco, terminata che fosse la guerra fra Senesi e Fiorentini. (Repetti)
Infatti, proprio in quell’anno la pace fra le città toscane, scaturita dopo le vicissitudini che avevano colpito la famiglia Imperiale, era stata interrotta a causa delle incursioni fiorentine in territorio senese. Per rivalsa, nell’anno 1230 le truppe senesi invasero il Chianti gaiolese e per far pagare a Guarnellotto il tradimento, ”giudicarono honorata vendetta assalire Tornano sotto gli occhi dell’esercito nimico, accampato a Monteluco di Lecchi. E così accostativisi con le scale alla muraglia di mezzogiorno, lo presero ed a Ranieri Pulce, che primo fu a salire le mura, fu per pubblico decreto, donata la corona murale.
Anche se la conquista era stata una “onorata vendetta” ed i Senesi se ne andarono subito, per paura della rivalsa dei Fiorentini accampati ad appena 2 kilometri, la battaglia non deve esser stata incruenta, poiché da allora di Guarnellotto non si hanno più notizie. Forse i figli, pensarono di trasferirsi a Firenze, iniziando a cedere i loro possessi. Infatti, chi altri poteva essere lo sconosciuto Signore di Monteluco a Lecchi che il 28 Mar. 1240, cedette a Drudolo di Diotisalvi ingenti proprietà nel castello suddetto, se non un Firidolfi di Tornano. Oggetto della vendita era una casa ed un orto a Monteluco e tre pezzi di terra compresi fra il fosso di Ricavo, il Massellone e la ”strada che guida per il Monteluco a Lecchio alla Pieve di San Polo.” Del confine di destra non si parla, ma potrebbe arrivare fino ad Adine, il che non è poco.
Il Cammarosano ci informa che Tornano fu di nuovo conquistato dai Senesi nel 1251, e questa, forse, fu la goccia che fece traboccare il vaso e costrinse i Signori di Tornano a trasferirsi (come dice il Flower) definitivamente a Firenze, così come fecero, nello stesso periodo i Diotisalvi da Cacchiano. Infatti il 20 Luglio 1287 (Repetti), Salvi di Drudolo da Monteluco, giudice, destinò il fondo di una elemosina perpetua di £ 6 annue a favore “dei poveri vergognosi delle parrocchie fiorentine di Santa Lucia (ove si era sposato) e di San Niccolò (ove era domiciliato) . Era quindi fiorentino da vari anni.
La proprietà dei due castelli passò alla famiglia Ricasoli, come dimostrano le citazioni successive e la situazione delle Fattorie Ricasoli Firidolfi di 50 anni fa. Infatti i castelli di Tornano e Monteluco erano di proprietà della Fattoria di Cacchiano, di Alberto Ricasoli Firidolfi.
Dentro le mura del Castello di Tornano c’era una antica cappella che
diventò parrocchia, annessa alla Pieve di S . Marcellino. In un censimento
dello anno 1427, la Parrocchia di S . Quirico a Tornano, contava 32 abitanti
divisi in 5 “fuochi” o famiglie.
Durante le due cruente invasioni delle armate Aragonesi del 1453 e del 1477,
che causarono la distruzione od il danneggiamento dei maggiori Castelli di
questo nostro Chianti (compreso il possente Brolio), il castello di Tornano
resse bene l’urto e non fu mai preso. Evidentemente i Ricasoli ne avevano
migliorato le difese.
Fra il 1529 ed il 1530, Carlo V°, dopo la pace di Cambrai, si impegnò a combattere la Repubblica fiorentina per rimettere i Medici sul trono. Le sue armate composte da spagnoli e “lanzichenecchi” e con i senesi al seguito, invasero il Chianti ove fecero molti danni (vedi Ricerca su Gaiole).
Ce ne da testimonianza una citazione del Casabianca circa una lettera del 30 genn. 1530 scritta da Cassandra Sozzini da Siena a Lucrezia Ricasoli in Orvieto “intendiamo che sono molti soldati per Gaiuole, a tale che quelli della valle (del Chianti o Massellane) hanno hauto paura e a Tornano fanno l’antiguardia”.
Ma di “guardia” ne devono aver fatta poca e male, poiché lo stesso Castello di Tornano fu “visitato” per ben due volte.
Della vicenda ne fa un racconto particolareggiato Andrea Ricasoli, nella lettera scritta ai Commissari fiorentini, per il risarcimento dei danni e delle ruberie ad opera dei “contadini senesi” a seguito dei Lanzi (Casabianca ).
“…… . . Et non bastò loro questo (bruciarono Cacchiano ) che il giorno seguente andarono a una mia torre, detta Tornano, dove io avevo rifuggito tutti i miglioramenti che si era potuto, et, perché nella detta torre non vi era se non contadini et vi era della roba assai, ciurmarono tanto che quelli contadini si composono con loro et dettono loro per benandata assai cose, e fra l’altri gli dettono XVII moggia di grano et di XXX moggia che vi restò ne dettono loro 5 lire di taglia per moggio; e a questo si trovò presente messer Francesco Sozzini e Tofano del Bianco et misurò ogni cosa et nel andarsene, arsono la casa et capanna di un mio podere detto Le Macie Grosse e tolsonvi un paio di buoi……… . ”-la petizione continua per parlare del rapimento da parte dei Senesi della famiglia di Filippo Ricasoli di Brolio, per poi ritornare a parlare di Tornano: “… . In questo mentre di nuovo da un mio podere detto Le Macie Grosse, mi fu levato un paio di buoi et cinquanta fra pecore e capre da un contadino delle Capanne, il che di nuovo riscrivendo, mi feciono intendere che, se io rivolevo le mie bestie, che io ne restituissi certe tolte da me alli detti contadini VI mesi fa. ” La lettera continua con le giustificazioni di Andrea Ricasoli per il suo precedente furto……………… . . facendoci capire che in quei tempi difficili, valeva il detto che “L’occasione fa l’uomo ladro”, e che se erano ladri i Lanzi ed i Senesi, i Ricasoli ed i Chiantigiani non erano da meno.
E qui, dopo ben 7 pagine, termina la Ricerca Storica su Tornano, poichè nei testi del Repetti- Pieri- Casabianca- Carta Archeologica Provinciale- Cammarosano- Righi Parenti- Majnoni- Flower e Centro studi, non ho trovato altre notizie oltre il 1500.
Fra le non poche trovate, alcune mi sono apparse confuse e contraddittorie e per “cucirle insieme” ed organizzarle sono dovuto ricorrere ad ipotesi (ne ho il vizio) alquanto azzardate, che però hanno reso il mio racconto, più “ fascinoso“.
…in Clanti, cum integro salingo…………
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